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sabato, marzo 22, 2003
VIOLENZA-SPETTACOLO Sabato mattina, ore 11,45. Rientro dalla spesa e accendo la Tv, per avere notizie dall’Iraq. 1, 2, 3, 4, 5: programmi di varia umanità - la solita programmazione, si intuisce. Poi finisco su Italia1. E’ in corso uno scontro di non so che genere di lotta: due bestioni gonfiati di estrogeni, anabolizzanti e non so che altro - a partire dal cervello. Se le suonano di santa ragione, in tutti i modi possibili, dentro e fuori il ring. Una volta mi hanno spiegato che fanno finta, è tutto spettacolo. Sarà, ma il sangue mi pare vero. Dan Peterson commenta come commentava gli incontri di basket, come se si trattasse di una gara di braccio di ferro I due si esaltano, saltano sulle corde – un momento le prende uno, poi tocca all’altro. Ansimano, sono progressivamente sfiniti e appesantiti. E’ spettacolo, finzione. E’ violenza gratuita, senza senso, senza stile, quasi all’ora di pranzo: possono vederla tutti. E’ in corso una guerra, che è il massimo della violenza; ce la trasmettono quasi in continuazione. Non basta: show must go on. Finisce che la gente non coglie più la differenza: anche la guerra è spettacolo, sono attori che recitano, in una dimensione che non è la nostra. Abbiamo bisogno di un 11 settembre sull’uscio di casa, per capire che la violenza esiste nella realtà, non solo nel tubo catodico.
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