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lunedì, aprile 14, 2003

BERLUSCONI TUBA CON CUBA

 

C’è chi si lamenta perché non solo la Sinistra, ma anche il governo italiano non prende una ferma posizione contro le fucilazioni avvenute a Cuba nei confronti dei fuggiaschi – fossero o meno dissidenti.

Se qualcuno è ancora convinto che sono i nobili ideali a muovere il mondo - ovvero se non ha chiaro che business is business e pecunia non olet, legga qua.

Purtroppo, sono costretto a riportare l’articolo per intero, non sapendo come linkare.

Per quel che mi risulta, né la Padania né il barbiere della sera (dal quale il testo è tratto) sono stati denunciati per questo articolo.

Ergo …

 

09.01.2003

C'è posta per te Barbiere

di Anonimo

 

Vediamo se il Barbiere pubblica questo "vecchio" articolo apparso sulla Padania nell'aprile 1998. L'articolo è sul finanziamento ai partiti della sinistra da parte del Presidente del Consiglio S. Berlusconi

 

Le incredibili relazioni tra "l'anticomunista" Berlusconi e l'ultra comunista Cossutta raccontate in un libro shock.

 

Amici, compagni & miliardi

Cooperative di Prc in affari con la Fininvest: società dai fatturati stellari

 

di Stefania Piazzo

 

Di questi tempi, con grande forza e stentorea quanto accorata voce, Silvio Berlusconi ha perorato la causa di un libro, un'opera che - grazie a questo potente sponsor politico - ora campeggia nelle vetrine di tutte le più importanti librerie italiane.

 

Si tratta, il lettore l'avrà già capito, del Libro nero del comunismo, non a caso tradotto e stampato dalla casa editrice Mondadori.

 

Tuttavia, nelle medesime librerie, tenuto ben lontano e nascosto, senza che abbia ricevuto eguali - ma nemmeno più modesti - riconoscimenti (ad oggi nessun quotidiano, settimanale, quindicinale, mensile e trimestrale, nonché nessuna radio e televisione, né pubblica né privata, né locale né nazionale, ha scritto o parlato di quest'opera) è possibile acquistare un altro libro, di cui già il titolo è un programma: Il rosso & il nero.

 

Guardate, non c'è necessità di aggiungere altro. Diamo corso alla lettura di alcuni passaggi di quest'opera, iniziando con una veloce premessa dell'autore, Roberto Di Fede: «Questo libro si occupa proprio degli sconcertanti rapporti e degli ambigui contatti, diretti e indiretti, fra l'anticomunista Berlusconi e i neo-comunisti di Rifondazione».

 

Che ne dite? Vale o no la pena di leggere il seguito? La storia inizia quando «il 14 dicembre '73 viene costituita a Milano la coop Due Giugno Srl». Obiettivo: offrire impiego ai disoccupati «vicini all'area del Pci e della Cgil milanesi».

 

I primi bilanci "stentano", ma col tempo il fatturato cresce, la sede sociale passa da Milano a Segrate. Nell'80 è nominato presidente «il comunista cossuttiano e attivista della Cgil Ruggero Parisio».

 

Due anni dopo, l'8 novembre, la Due Giugno diventa Movicoop e si trasferisce a Pioltello. Oggetto sociale: «Facchinaggio, manovalanza, custodia auto. Il fatturato sale a 995 milioni».

 

Nell'84 il consiglio di amministrazione si apre a forze "nuove": «Loredano Azzalin (sindacalista Cgil ed esponente dell'area cossuttiana del Pci». Ma il salto di qualità è documentato nella relazione al bilancio '83, per «l'unificazione della Movicoop con la coop Cst ma soprattutto per l'acquisizione della commessa Videotime (Canale 5)"».

 

Inizia quindi così «il rapporto con le imprese tv della Fininvest berlusconiana (...), rapporto utilissimo alla Fininvest: l'oscuro gruppo berlusconiano, attivo nel settore dei media tv privati, sta acquisendone - con l'aiuto del Psi craxiano e della destra Dc - il monopolio e ha dunque necessità di disporre all'interno del proprio ciclo produttivo, di una forza lavoro flessibile».

 

Nel novembre '84 l'assemblea straordinaria della coop sancisce il matrimonio col Biscione. Le rendite non tardano ad arrivare: «Il bilancio registra il raddoppio delle prestazioni, 2 miliardi e 281 milioni».

 

Gli affari, come si dice, s'ingrossano. «Nell'85 Movicoop comincia ad avviare rapporti con una società di macchine utensili della Germania Est, la Wemex. A fine esercizio, il giro d'affari è salito a 3 miliardi e 346 milioni».

 

Non male per una cooperativa con fini autogestionari e solidaristici. Nell'86 un altro grande balzo in avanti. Dal bilancio: «Il rapporto con il nostro più importante cliente, Videotime, dovrà qualificarsi notevolmente. Prevediamo di entrare in un nuovo capannone, investimento 1.350.000.000».

 

L'assemblea dei soci «si tiene come sempre nella sede della Lega delle cooperative a Milano, alla presenza di Marino Camagni (della presidenza regionale della Lega): è dunque evidente come l'indirizzo di Movicoop abbia il pieno avallo di Legacoop e Cgil.

 

Questo benché l'indirizzo sia sempre più volto a favorire il gruppo Fininvest che detiene l'incostituzionale monopolio tv aspramente criticato formalmente a livello politico anche dal Pci.

 

Ma c'è di più: con la fornitura di manodopera il cliente-privilegiato Fininvest viene sgravato da costi e oneri di gestione del personale, il tutto in violazione (...) della legge (che vieta espressamente di "prestare manodopera)». Nell'87 ormai «il 60 per cento del fatturato deriva dal solo cliente Videotime», e nell'89 l'integrazione nel sistema Fininvest «diventa ancora più stretta, con l'acquisto di un servizio di trasporto e di messa in funzione dei gruppi elettrogeni: un preciso segnale della tendenza della coop, formalmente esterna alla galassia berlusconiana, a diventarne vero e proprio comparto produttivo».

 

Nel '91 il cossuttiano Loredano Azzalin viene nominato vicepresidente della coop e, dopo contestazioni interne, entrano nuovi iscritti al Pci e alla Cgil.

 

La ricompattata dirigenza nel '93 «informa l'avvenuta costituzione di una società di capitali, la Pragma Service Srl che la stessa Movicoop potrebbe facilmente acquistare dato che l'azionista unico è il presidente della coop, Parisio».

 

L'orizzonte l'allarga. Il consulente commerciale Vladimiro Sacchi «documenta costi e ricavi del servizio acquisizione clienti per Telepiù, e spiega gli eventuali assetti societari proposti informalmente dai dirigenti Telepiù che sarebbe coinvolta nella misura del 30%, con il 60% della nostra coop e il rimanente 10 richiesto dal presidente Parisio».

 

In pratica, si prospetta «una società compartecipata fra Movicoop, Telepiù e Parisio (...)».

 

Dalla relazione al bilancio: «Abbiamo sperimentato nuovi lavori quali il telemarketing».

 

Intanto il fatturato Movicoop è di «oltre 12 miliardi», ma la dirigenza non commenta i crediti morosi per circa 5 miliardi verso le aziende del gruppo Fininvest».

 

Qualche "sorpresa": tra i clienti di Movicoop «l'Italiana Produzioni di Stefania Craxi, la Diakron di Gianni Pilo». E, «fra gli allegati al bilancio '93 c'è anche un versamento di 50 milioni a favore dell'Associazione Radio Popolare per l'acquisto di azioni».

 

Nel legame Movicoop-Rifondazione ci mette però il naso la stampa.

 

Maggio '95: il settimanale L'Espresso scrive della «costituzione di presunti fondi neri e allo stretto rapporto tra Rifondazione comunista e Movicoop e tra quest'ultima e il gruppo Fininvest (...), oggetto di indagini da parte della Procura di Milano».

 

Nel '93 si fa il passo più lungo: occorre «prevedere che la coop diventi holding». I passaggi ci sono tutti: «assorbimento della coop di trasporti Cst, partecipazione nella Ets, Europe Transport Service Srl, nella Pragma Service Srl (servizi per Viteotime, Rti, Telepiù), nella ItalNord Service Srl (manIfatturiera italo-lettone), nel Consorzio Lombardo Trasporti Servizi (gestione magazzini e trasporti)».

 

E poi ci sono «quote di capitale nella Obiettivo Lavoro, dell'Immobiliare Palmanova (proprietaria della sede milanese della LegaCoop)». Società o piede di porco? Vediamo.

 

«Nell'89 Movicoop entra al 50% nella Ets. Gli altri soci sono i trasportatori Vago». I clienti: «La Ets ha rapporti d'affari nel SudAfrica dell'apartheid, sui quali la holding mantiene uno schermo di riservatezza interna (...).

 

Nelle relazioni non si specifica mai la natura delle attività africane né la loro esatta localizzazione: una ben strana omissione che nasce dall'imbarazzo di dover ammettere che la società viola un embargo internazionale sancito dall'Onu».

 

Morale: «In Italia un coop comunista e controllata da dirigenti Cgil fa affari con aziende di un Paese totalitario e razzista».

 

D'altra parte «segrete aperture diplomatiche nei confronti del SudAfrica vengono avviate fin dall'88 anche dall'Urss».

 

Ma Movicoop non è sola. «L'interesse affaristico è condiviso da Fininvest con relazioni commerciali col regime di Pretoria per via di Telepiù». Queste, infatti, «si avvalgono della tecnologia sudafricana, formalmente messa al bando dalla comunità internazionale ma non dalla Fininvest.

 

I decodificatori di segnale, indispensabili per le tv criptate, sono brevettati dal gruppo Richemont (del sudafricano Johann Rupert) che li cede a Telepiù».

 

I cui abbonamenti saranno venduti, dal '93, dalla Pragma. Anche se l'oggetto sociale è «fornire un servizio di collocamento di personale per le produzioni cine-televisive.

 

La complementarietà della holding con il gruppo Fininvest trova ulteriore conferma con l'allestimento di una unità locale di Pragma presso la sede di Videotime a Cologno Monzese».

 

Ma ecco il colpo di scena: «Nel '95 Movicoop decide di cedere le proprie quote Pragma (passata da 40 milioni a un miliardo e mezzo di fatturato) all'acquirente presidente Parisio (...), in quanto "la società non è strategica né di interesse per la nostra coop"».

 

Quanto all'Italnord, entra nel circuito Movicoop nel '94, condividendone la sede di Pioltello e il presidente, Parisio. Dove fa affari? «Nei Paesi dell'ex socialismo reale. Italnord (al 50 per cento di Movicoop) detiene il 25% di due società lettoni, Latital e Arital. Nella Latital i soci di Movicoop sono al 50% Sergey Markin, dirigente legato al Pcus (...).

 

La proprietà Arital è condivisa con Arij Paulikanis, "un compagno". A sua volta Arital controlla la società del legno Armands che "opera in situazioni di sicurezza inesistenti". La bramosia affaristica e internazionalista di Movicoop è caratterizzata da una crescente spregiudicatezza». Che la porta sino in Israele.

 

Nel '95, «avvia una collaborazione con la Shiran Inc che opera nel campo dell'informatizzazione, della telefonia e di progetti nel settore agricolo». Movicoop le affida uno studio «per la gestione "dei nostri magazzeni, il tutto senza spendere una lira". In realtà le prestazioni sono in cambio di entrature a Cuba.

 

Gli israeliani, attraverso Movicoop, possono trattare affari di tipo agricolo con Fidel Castro. Scrive Parisio ai consiglieri di amministrazione: "Si concluderà il primo accordo relativo all'acquisto di 25mila tonnellate di zucchero cubano che sarà acquistato dall' israeliana Scubidu. Il nostro guadagno sarà di circa 25mila dollari"».

 

A ciò si aggiunge un accordo per altre «"150mila tonnellate. Al riguardo rischiamo di guadagnare altri 100mila dollari"».

 

E Cuba? Movicoop con le due società satellite dona «vari beni all'isola (...). Ma l'altra faccia della solidarietà è la fitta rete di relazioni affaristiche: così le missive nelle quali il cubano castrista Jesus Montané Oropesa apprezza l'attività di Parisio come "miembro de la Direccion Nacional de la Liga de las Cooperativas y del Partido de la Refundacion Comunista" sembrano più propedeutiche a quelle che l'alto funzionario castrista illustra nei progetti di lottizzazione dell'area cubana del Cayo Paredon Grande, di fronte alle Bahamas, con la costruzione di 3.150 abitazioni turistiche».

 

Fine? Non ancora.

 

«Insieme alle apparecchiature di stampa generosamente regalate al quotidiano del partito di Castro, Movicoop conta di far pervenire all'Avana attrezzature tv col marchio del Biscione: l'impero berlusconiano progetta di impiantare nell'isola caraibica un centro di produzione per irradiare i programmi di una prossima tv commerciale nel continente latinoamericano.

 

Le trattative sono documentate dalle relazioni di Parisio che informa che partirà "per Cuba il 7/9/95 con il dott. Carlotti di Telecinco. Il nostro vantaggio sarà quello della gestione del merchandising sulle trasmissioni di Telecinco e delle altre società del gruppo (Fininvest)".

 

Intanto, in Italia, le aziende dell'onorevole anticomunista Berlusconi versano nelle casse comuniste di Movicoop decine di miliardi». Fine del programma.

 

http://www.lapadania.com/1998/aprile/17/170498p02a1.htm

 

postato da ORBOEDEGA | 11:30 | commenti