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domenica, luglio 20, 2003

 

 LIBERTA’ IMPOSTA

Molto si parla, di questi tempi, della ‘liberazione’ dei popoli dai tiranni, anche con l’uso della forza dall’esterno – nonché della esportazione coatta della democrazia.

Si sostiene: Saddam era un feroce tiranno che massacrava il suo popolo e in più un pericolo per l’umanità.

Giusto cacciarlo e regalare agli irakeni la libertà e la democrazia (così come le intendiamo noi).

Dando per scontato che la nostra democrazia e la nostra libertà debbano essere non le migliori, ma le uniche – meta ultima per tutti i popoli della Terra.

Parallelamente, da diversi anni si porta avanti, in occidente, una battaglia civile e politica contro la Cina per la libertà in Tibet. I cinesi ‘han’ stanno annullando la cultura tibetani, distruggendo quel popolo e le sue tradizioni.

Si rivendica il ritorno del Dalai Lama e del vecchio sistema politico.

La Cina - si vuole ignorare – ha fatto quello che hanno fatto gli Stati Uniti in Afghanistan e in Iraq  - e vorrebbero fare in Iran e chissà dove ancora. Ha ‘liberato’ i tibetani da un sistema feudale ormai unico al mondo, basato sulla teocrazia e il predominio della casta sacerdotale.

Il popolo viveva nella miseria, nell’ ignoranza e nella sudditanza più totale: la famiglia che riusciva a piazzare un figlio all’interno di un monastero – anche ai gradi più bassi – s’era tolta un peso.

Niente progresso tecnologico: ignoravano la corrente elettrica e tutto quello che le va dietro; mezzi di comunicazione inesistenti; medicina tradizionale e basta; ecc. ecc.

Insomma, non era un bel vivere, anche se i Dalai Lama non massacravano il popolo e non erano un pericolo per il mondo.

Eppure, ricordo il viaggio in Tibet, 12 anni fa: la gente, nei villaggi sperduti sugli altipiani, chiedeva insistentemente agli stranieri: “Dalai Lama Picture!” (e chissà chi glielo aveva insegnato l’inglese….).

Insomma, il popolo tibetano parrebbe bramare un ritorno al passato, a scapito delle comodità e dell’indubbio  progresso portato dai cinesi (si pensi anche alle strade).

Ergo: giusto lasciarli bollire nel loro brodo, restituendogli la loro schiavitù feudale e tutto il resto.

Ergo: via la Cina dal Tibet, con gli americani in prima fila a chiederlo (almeno a parole).

Se però gli arabi delle varie nazioni danno l’impressione di volersi tenere la soggezione al Corano e ad un sistema di vita che a noi pare arretrato, barbaro e antidemocratico, allora non va bene. Sono succubi dei tiranni e non aspettano altro che di essere liberati dallo zio Sam (vedi Iraq).

Come la mettiamo? Personalmente sono sempre stato affascinato dalla cultura tibetani, da quel che di ancestrale e magico contiene. Mentre poco so - e poco mi attira - della cultura islamica.

Non per questo sostengo che i tibetani abbiano diritto di decidere come vogliono vivere e i musulmani no.

Sostengo invece che sbagliano sia gli americani che i cinesi: entrambi, infatti, pretendono – almeno a parole – di esportare il loro sistema politico in quanto migliore di quello dei popoli che vorrebbero liberare.

Pensate voi se i cinesi non sarebbero felici di liberare il popolo americano dalla schiavitù capitalista!

 

 

postato da ORBOEDEGA | 14:41 | commenti