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venerdì, agosto 22, 2003
LA PADANIA E LA MAFIA. ANNI DOPO
Senza averlo cercato, mi son trovato tra le mani questo articolo della Padania, che risale ai tempi del governo D’Alema.
Premesso che potrei avere anch’io le stesse curiosità dei leghisti, mi sorgono spontanee alcune domande:
1. hanno avuto risposta ai loro quesiti?
2. se no, che azioni hanno intrapreso, dato che io non ne ho saputo niente?
3. se sì, perché non ne ho saputo niente on ugual modo?
4. chi scriveva e pubblicava l’articolo, fa parte dellp stesso partito che ora siede in Parlamento?
5. se sì, sanno questi signori che vicino a loro siede pluriindagata per mafia – alcuni ancora sotto processo, altri assolti per prescrizione del reato?
6. se non lo sanno, si informino
7. se lo sanno, perché non rilanciano la polemica? Ovvero convengono che l’azione dei governi dell’Ulivo ha estirpato la mafia dalla Sicilia, lasciandone solo alcuni residuati in Parlamento?
Strano destino, trovarsi a governare fianco fianco non solo con fior di terroni, ma addirittura in odore di mafia.
Sempre meglio dei comunisti, certo.
http://www.lapadania.com/2000/gennaio/14/140100p02a1.htm
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L’antimafia attacca il governo per i corpi speciali di Stato Procuratore Vigna, si dimetta
di Luigi C. M. Peruzzotti |
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Ci fa piacere che il Procuratore Antimafia dottor Vigna sia uscito sulla stampa attaccando duramente il governo D’Alema per avere ridimensionato i corpi speciali dello Stato, nella fattispecie Ros dei Carabinieri, Scico della Guardia di Finanza e Sco della Polizia di Stato. Noi della Lega sono mesi che denunciamo queste situazioni, basta rileggersi gli atti parlamentari, gli atti della Commissione Antimafia e persino l’intervento del sottoscritto nel dibattito sulla fiducia del governo D’Alema il 22/12/1999, senza contare le interrogazioni parlamentari e le centinaia di incontri pubblici nei quali abbiamo continuato a denunciare queste cose. Noi abbiamo una nostra idea su come stanno veramente le cose, non ci si vengano a raccontare le solite storielle cercando di farci credere che dall’inizio dell’entrata in vigore della circolare Napolitano (questo è il nome della direttiva che ha di fatto smantellato questi tre organismi) hanno fatto un salto di qualità le indagini e si sono ottenuti migliori risultati nella lotta alla criminalità. Nella realtà i tre reparti speciali sono stati messi nella condizione di non nuocere alla mafia e a questo punto sono d’obbligo alcune domande: "A chi davano fastidio le indagini che questi organismi conducevano? Quali santuari della politica avrebbero potuto danneggiare? Quali collusioni sarebbero emerse?". Voci di corridoio giurano che alcune indagini erano indirizzate verso alcuni politici, le stesse voci parlano di ricatti e di veti unitamente a faide interne alle Forze Armate dello Stato. È vero o non è vero che gli uomini dello Scico erano quasi arrivati al più pericoloso e potente latitante della criminalità organizzata (Bernardo Provenzano) e come mai sono stati bloccati, e il loro comandante (Generale Iannelli) è stato trasferito in fretta e furia a Torino (ufficialmente per sostituire un pari grado che avrebbe dovuto rimanere lì per tre mesi), come mai tutta questa fretta? È vero o non è vero che i Ros dei Carabinieri conducevano indagini in Calabria e in Campania che davano fastidio ai padroni del vapore? È vero o non è vero che queste realtà investigative strutturate così localmente risultino più controllabili da centri di responsabilità di primo livello e quindi anche di governo, in quanto dotate di minore peso specifico e minore campo di azione; queste strutture così sono nel materiale impedimento ad "alzare il tiro", di conseguenza è ipotizzabile che qualcuno nei centri di potere e di responsabilità può dormire sonni tranquilli. E che dire del Generale Mori comandante del Ros relegato a fare il preside alla scuola ufficiali di Roma, o del Maggiore De Donno mandato in Sud America per seguire un corso di alta specialità, o di qualche bravo investigatore della Polizia di Stato mandato in qualche lontana scuola di polizia ad accudire gli allievi. Sono tutte domande che meritano una risposta. Al dottor Vigna possiamo consigliare visto che come noi denuncia queste cose di lanciare un messaggio ancora più chiaro al governo D’Alema, si dimetta e faccia dimettere quei pochi magistrati che la pensano come lui e che lavorano seriamente sul fronte della lotta alla criminalità. Darà un segnale forte e inequivocabile una volta per tutte facendo conoscere a tutto il popolo che questo governo ha abdicato nei confronti della criminalità organizzata smentendo così anni di lotte, di lutti e di battaglie che avevano caratterizzato una sinistra che pretendeva di rappresentare tutto il popolo e che adesso ha tradito non solo i suoi ideali ma anche le speranze di tanta povera gente. |
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