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venerdì, settembre 05, 2003
Eccomi qua di rientro dalle ferie: questo non è un diario personale; quindi, niente resoconti. Se mai, random,, spunti di riflessione. Vorrei ringraziare NYBRAS (http://nybras.splinder.it) per i preziosi consigli: ho fatto un esperimento – ora attendo pareri. Purtroppo non mi riesce di piazzare gli ‘oggetti’ dove voglio io, data l’ignoranza dell’html. Sappiatevi accontentare. Riprendo giusto in tempo per l’ennesima gaffe berlusconiana; ne prendo atto e la commento con un mirabile articolo, scritto da Federico Orlando su Europa (http://www.europaquotidiano.it/site/engine.asp), , pubblicato il giorno stesso dell’apparizione dell’intervista sul periodico inglese. Non riguarda l’attacco alla magistratura, ma ci sta ugualmente bene. Lo si sente, l’allievo di Montanelli – e mi posso solo figurare cosa vorrebbe scrivere ora. Ora che il nano (definizione addirittura di Francesco Merlo sul Corriere di oggi) ha osato insultare King Indro. Leggetelo, ne vale la pena.
Prendersi il Colle prima che Prodi sfratti il governo
di FEDERICO ORLANDO
A Belgrado, quando il trono di Serbia era conteso dai clan a colpi di coltello e di trombone, una notte la dinastia degli Obrenovic fu trucidata nel sonno, la regina stuprata cadavere, i corpi gettati dal balcone di palazzo reale, il trono consegnato ai Karageorgevich. Ma il ricordo della truculenza balcanica (sollecitato dalla questione Telekom) e la primordialità veterobolscevica (inseparabile dal linguaggio del compagno Bondi), li lasciamo sullo sfondo di questa operazione mediatica versus Ciampi: dove il protagonista che occupa la scena, ancor prima che il disegno politico di portare al più presto Berlusconi al Quirinale, è l’avventurismo della classe politica che ci governa, la sua subcultura da imprenditoria protetta, il suo analfabetismo istituzionale, la sua incapacità di concepire funzioni pubbliche e di incarnarle, il suo ottundimento etico assai prima che politico, l’indifferenza nel constatare che l’uso della zagaglia provoca squarci nel corpo sociale prima che nelle istituzioni. Dubbi di questa natura cominciano però a devastare le aree più libere e autocritiche dell’elettorato di centrodestra. Sono aree vastissime, che hanno votato destra solo per non votare sinistra, ma rimaste sempre estranee «ai processi di costruzione delle identità aziendali, alla sferzata di entusiasmo che gli amministratori delegati infondono alla rete di vendita, allo spettacolo dei capi area che comunicano all’organizzazione commerciale che in quel tale prodotto ‘Noi ci crediamo’ » (come scrive Edmondo Berselli nello spumeggiante Post Italiani). Aree che hanno votato destra senza assimilarsi alle platee affollate di «piccoli imprenditori, venditori di pubblicità, professionisti di medio rango, donne in carriera e a dieta, casalinghe con il cruccio del soprappeso», rappresentativi di un Paese «azzurro ?n dentro il midollo dell’osso». Aree non arrivate a Forza Italia dai socialisti craxiani col «loro fare volutamente ribaldo e derisorio che pare talvolta dare sul picaresco ». Queste aree di elettorato sono in rivolta. Apertamente, e facendo impallidire i giornalisti che ascoltano ma non possono scriverlo, giudicano il governo e il suo leader responsabili d’aver ingannato gli italiani con quel contratto televisivo da operetta, responsabili d’aver dimezzato il valore d’acquisto dell’euro (unico paese in Europa), responsabili di terremotare pensioni, lavoro, sanità, sviluppo, senza arrestare il declino e dare una qualche certezza, responsabili del carovita, della cupa prospettiva autunnale, di leggi per soli ricchi e prepotenti. Su questa benzina, è caduta come un cerino acceso la decisione di Romano Prodi di tornare alla guida della politica italiana, il suo appello a una lista unitaria per l’Europa e, in prospettiva, a un possibile partito unitario dei democratici e dei riformatori. Chi frequenta il nido d’aquila berlusconiano lo de?nisce terrorizzato da questo ritorno di Prodi, che si assomma alla fuga degli elettori, certi?cata dai sondaggi che Palazzo Chigi continua a commissionare e a non rendere noti. L’ipotesi “?- siologica” di un Berlusconi che governa ?no alla metà del 2006, vince le elezioni e, subito dopo, ?nito il settennato di Ciampi, si fa eleggere presidente della repubblica, diventa sempre più ?evole. C’è anche il terrore che la Corte costituzionale annulli il lodo Maccanico-Schifani, che lascerebbe il cavaliere “alla mercé” dei processi, ove perdesse la presidenza del consiglio e non salisse al Quirinale. Ma per arrivare al Quirinale ci sono solo due strade: o battere Prodi nel 2006 e, sulla scia della vittoria, farsi eleggere dal nuovo parlamento alla scadenza di Ciampi; oppure, se si dubita di poter battere Prodi e di conservare la maggioranza in parlamento, anticipare l’arrivo al Quirinale cacciandone l’attuale inquilino. Oggi i numeri per un simile “gioco” ci sono. Perché rinunciare al certo per l’incerto? E allora non resta che buttare fango su Prodi e Ciampi. Ma poiché nessun Igor Marini accusa Ciampi di tangenti per Telekom Serbia, così si sposta il discorso dalle tangenti (fantasiose) alla mancata vigilanza (possibile) sull’operazione. Il mancato vigilante è Ciampi, che del governo Prodi era ministro del Tesoro, come Dini degli Esteri e Fassino sottosegretario con delega ai Balcani. È questo il progetto che si cova nel nido d’aquila? Nessuno può dirlo, né gli interessati possono ammetterlo, perché equivarrebbe a dichiararsi golpisti. I loro amici bene informati scrivono però che «basta farsi quattro conti per capire che il cavaliere e i suoi, almeno per il momento, non hanno nessun interesse a sparare sul capo dello Stato». Almeno per il momento. E quando avranno quell’interesse, spareranno? Noi crediamo di sì, perché questa destra classista affarista e ferocemente chiusa a ogni principio liberale, non accetterà la prospettiva di ogni maggioranza, quella di perdere il “potere” con una scon?tta elettorale. E però ci piacerebbe chiederlo ai bene informati che bazzicano attorno al nido. E ci piacerebbe anche conoscere cosa pensano del quadro etico-politico che emerge da questa torbida vicenda quei professori che un giorno sì e l’altro pure insegnano al centrosinistra come depurarsi delle scorie antidemocratiche che lo appesantiscono. Che galantuomini, questi professori.
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