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martedì, settembre 23, 2003
BOSSI E LA COMPAGNIA DEI MAGNACCIONI
Bossi tuona ancora contro Roma capitale, vuole Milano, insiste su Roma ladrona.
Latra negli attimi di pausa tra un buffet e l’altro. Non mi risulta che il senatùr abbia rinunciato né allo stipendio di parlamentare né a quello di ministro. Come lui i suoi colleghi Castelli e Maroni.
Come loro, tutti i colleghi di partito parlamentari.
Nessuno ha rinunciato a niente, né si è opposto agli aumenti ultimi.
Si godono beati le loro autoblu, le loro mille prebende, sputando e vomitando nel truogolo dove mangiano alla faccia dei ciula, pirla e cujù a lavoro dipendente che li hanno votati convinti che avrebbero fatto gli interessi del popolo padano.
Alza la voce, l’Umberto, per coprire il rumore delle ganasce dei suoi amici intenti a pappare tutto il pappabile che si trovi a Roma.
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