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mercoledì, settembre 24, 2003

 

Pur conoscendo la sterminata diffusione de ‘il Riformista’, può essere capitato ad alcuni di voi di perdersi un articolo apparso sul numero odierno.

 

Male, perché merita una attenta lettura – non fosse altro che per le possibili conseguenze che lascia intravedere.

 

Certo, dopo aver letto l’articolo ti chiedi: com’è che ‘sti signori, pur a fronte delle porcherie che essi stessi denunciano, spingono in continuazione all’inciucio con i berluscones?

 

 

BUFALAS. UN ALTRO CONTE (VOLPI) E UNA STRANA ASSOCIAZIONE DI CASCHI BIANCHI

 

L'Igor mortis dello scandalo Telekom

 

Dunque era tutta una bufala. Falsa la garanzia da 50 milioni di dollari proveniente da una banca indonesiana che secondo Igor Marini avrebbe dovuto servire per sbloccare la presunta tangente di Telekom Serbia a «Mortadella, Ranocchio e Cicogna». Falsa l'«evidenza fondi» da 120 milioni di dollari inserita non si sa come nei circuiti Euroclear ed arrivata poi elettronicamente sui terminali di una filiale monegasca della Paribas. E con questo giudizio del tribunale del riesame di Torino che tutta la telenovelas dipanata negli ultimi nove mesi dalla mente immaginifica del «conte Igor» è tornata nella dimensione che più le appartiene: quella di un artista della sopravvivenza, che non solo era in grado di muoversi nel sottobosco della finanza grigia, ma riusciva pure a tirare dei bidoni a «professionisti» di provata esperienza. Tutta la controversia con l'avvocato Fabrizio Paoletti è iniziata così, tra denunce e relativi arresti (e già nel maggio 2002, peraltro), fino a quando, alla fine dell'anno scorso, la rissa approda alla Commissione d'inchiesta su Telekom Serbia. Tutto merito di una «lettera anonima», finita chissà come nelle mani del senatore Giuseppe Consolo (An), uno dei membri della Commissione.

 

Spiega da Bangkok, Gianni Romanazzi, che con Marini e Paoletti ha avuto modo di partecipare alla negoziazione di quel «certificato fantasma» da 120 milioni di dollari: «Solo quattro persone erano a conoscenza delle informazioni contenute in quella lettera, io, Paoletti, Marini e Antonio Volpe». Ed è proprio quest'ultimo che ad un certo punto, è il 7 gennaio scorso, inizia a premere su Romanazzi per sapere (testuale) «cosa c'entrate voi con la società Lannock, perché i miei amici, servizi e Commissione, stanno indagando sulla società ed è spuntato il vostro nome collegato all'ordine di pagamento che avevamo controllato tempo fa». Le pressioni diventano minacce fino a spingere il Romanazzi a tornarsene in Thailandia, dove già da qualche anno aveva gestito le sue attività di intermediazione di «titoli atipici».

 

Strano personaggio il Volpe. Dopo alcune disavventure giudiziarie che lo hanno portato anche all'arresto per associazione mafiosa, questo sedicente «Conte» (e dagli!) si è rifatto un'esistenza in Spagna come investigatore privato. Attraverso l'associazione dei Caschi Bianchi Europa, una strana fondazione intorno a cui ruotano molti funzionari dell'arma e anche qualche politico, Volpe ha intessuto negli anni molte amicizie altolocate grazie alle quali (è il suo ex socio che lo dice) «è in grado di tenere per le palle determinate persone», con cui di tanto in tanto fa anche affari. Tra i suoi amici figura anche l'onorevole Alfredo Vito (Fi), un altro dei commissari che risulterà il destinatario del nuovo «dossier» (le carte estorte al Romanazzi) spuntato nel bel mezzo dell'estate. Ed è da lui che si dovrebbe partire per capire come è nata tutto la bufala di Igor & Co

 

postato da ORBOEDEGA | 23:47 | commenti