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lunedì, settembre 29, 2003

 

ROMA, LA FOLLE FOLLA DI UNA NOTTE IN BIANCO

…..e d’improvviso scopri d’essere invecchiato.

Sabato notte, 27 settembre - la ‘Notte bianca’ di Roma. Siano a cena da amici, poco lontano da S.Giovanni in Laterano. La tentazione è forte: usciti da casa loro appena trascorsa  mezzanotte, ci inoltriamo a piedi verso il Colosseo. Siamo tranquilli: Veltroni ha preannunciato metrò e autobus a iosa.

Già imboccare via dei SS. Quattro in direzione del Colosseo non è uno scherzo da ragazzi – ma da qui in avanti diventa quasi una lotta contro la marea di formiche impazzite che – non capisco perché – ci rema contro.

‘fendere la folla’ rende poco bene l’idea della fatica che compiamo. Marciapiedi brulicanti di umani vaganti non si capisce verso dove; le strade, già rimpicciolite da ‘parcheggio selvaggio’, sono ugualmente invase dalle auto che stentano a trovare un varco.

Il Colosseo è circondato da orde di barbari vocianti che reclamano perché non si riesce più ad entrare. Regolare: in fin dei conti, era come uno stadio,

Decidiamo che ne abbiamo avuto abbastanza e che un’ulteriore dose di biancore notturno potrebbe esserci letale.

Andarsene, certo: ma dove, ma come? L’alta marea umana ha sommerso ogni luogo.

Imbocchiamo via dei Fori Imperiali – e mi vorrei trasformare in rompighiaccio, per farmi largo nel pack.

Piazza Venezia, via delle Botteghe Oscure, largo di Torre Argentina. Non avanzavo così lentamente nemmeno quando camminavo in montagna affondando nella neve.

Ci viene una quasi nausea della folla, ci interroghiamo sul senso di tutto ciò: non è una manifestazione politica o religiosa, non siamo allo stadio o a un concerto rock: centinaia di migliaia di monadi che vagano nella notte – e quasi non ci si può parlare.

Davanti alla Feltrinelli staziona un gigantesco bivacco, le cui propaggini  scivolano sulla strada e ti confermano nell’idea che da qui non transiterà mai un autobus, alla faccia delle moltitudini in attesa di Godot.

Entriamo in un bar, disidratati – ma anche lui, il bar, è disidratato: hanno finito l’acqua e il proprietario guarda sconsolato e distrutto dalla fatica le decine di giovani che si accalcano. Vorrebbe andarsene, ci dice – ma come fa ad uscire superando quella muraglia umana?!

Fino a Castel S.Angelo e poi più in là, a piazza Cavour, dove il cinema Adriano continua a calamitare spettatori per un’ulteriore proiezione notturna.

Autobus, nemmeno l’ombra.

Da qui in avanti, la folla – l’incubo della folla – svanisce quasi per  incanto: rari passanti frettolosi, se mai auto più numerose del solito.

Respiriamo, assaporiamo il silenzio – e decidiamo che: mai più!

Inizia a piovere; il nostro pensiero va a quel fiume amazzonico che inonda il centro storico di Roma: che succederebbe se, in presenza di un forte temporale, si mettessero tutti insieme a cercare riparo?

Entrare in casa e crollare sul letto è un tutt’uno. Non prima di aver dato uno sguardo alla sveglia: le 3,15.

Tra poche ore apprenderemo che abbiamo corso il serio rischio di restare chiusi in ascensore.

Sarebbe stata la ciliegina sulla torta.

 

postato da ORBOEDEGA | 13:52 | commenti